LA DEMOCRAZIA
Che cosa si intende per Democrazia?
Lo specifica bene l’art.1 della Costituzione della Repubblica italiana che con il secondo comma recita: “La sovranità appartiene al popolo” specificando “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

In Italia, così come in tutte le democrazie contemporanee, il diritto - dovere della partecipazione viene esercitato attraverso rappresentanti del popolo scelti attraverso libere elezioni.
La nostra si definisce quindi una democrazia rappresentativa, dove i partiti e le organizzazioni politiche svolgono un ruolo fondamentale. Attraverso questi corpi intermedi, i cittadini eleggono i propri rappresentanti e partecipano alla discussione per indirizzare l’azione di governo.
Poiché la presentazione delle liste di candidati alle elezioni è generalmente delegata ai partiti politici, è fondamentale che questi siano organizzati democraticamente: la democrazia rappresentativa è tanto più compiuta quanto più è democratico il processo di scelta dei rappresentanti.
E immediatamente ci poniamo una prima osservazione e cioè: se i candidati alle cariche parlamentari vengono scelti – come accade oggi - dalle segreterie dei partiti, questa scelta è effettuata da poche persone verso le quali – peraltro - gli eletti si sentiranno obbligati e anzi saranno tenuti a rispettare le direttive anche per poter ambire ad essere ricandidati alle successive elezioni. E invece l’esercizio della democrazia si fonda su due pilastri principali: l’ordinamento democratico dello stato e la partecipazione dei cittadini.
L’ordinamento democratico dello stato si basa su due cardini:
- la specificità del ruolo degli organi costituiti da rappresentanti eletti dai cittadini;
- la separazione dei tre poteri dello Stato: esecutivo, legislativo e giudiziario.

Anche questo aspetto merita una riflessione: se in un paese il parlamento diventa organo di pura ratifica delle decisioni dell’esecutivo e si vogliono attuare norme per limitare (se non assoggettare) il potere giudiziario, vi è di che preoccuparsi.
L'ordinamento democratico dello Stato è un elemento fondamentale, ma non sufficiente a fondare una democrazia compiuta. è indispensabile anche la partecipazione popolare.
Se la cultura democratica dei cittadini arretra, nel lungo periodo anche la democrazia regredisce.
Quando l’ordinamento democratico non è più alimentato dalla crescita sociale e culturale dei cittadini, quando il popolo si lascia manipolare da illusioni e vane speranze oppure si arrende alla convinzione che “tanto non cambia nulla” e si rifugia nell’astensionismo, le democrazie rischiano la dissoluzione.
Le democrazie occidentali hanno imparato a proprie spese che il popolo può facilmente diventare massa manipolabile e strumentalizzabile, attraverso la propaganda di un capo carismatico intenzionato ad aggirare i processi decisionali democratici.
Il fascismo, lo stalinismo e il nazismo sono tutti esempi delle possibili conseguenze del cosiddetto “populismo”, nella sua accezione più negativa, ovvero un metodo di costruzione del consenso politico incentrato su un capo carismatico e basato su esaltazione del popolo, superficialità delle masse, demagogia.
In altre parole, se per un verso la partecipazione popolare è il sale della democrazia, per l’altro verso il popolo può diventare massa suggestionabile permettendo a pochi di aggirare i processi decisionali dei sistemi democratici.

In estrema sintesi, per esercitare e preservare la democrazia è necessario che il popolo sia partecipativo e consapevole del proprio ruolo, che conosca e sappia utilizzare il proprio ordinamento democratico, che non si faccia abbindolare da chi sa manipolare il linguaggio e utilizzare a suo vantaggio i mezzi di comunicazione, che coltivi gli anticorpi per non lasciarsi manipolare o strumentalizzare.
Maurizio