L’ANTITESI DI DEMOCRAZIA: IL FASCISMO

Si legge sul dizionario della lingua italiana Devoto-Oli, alla definizione di “Fascismo”:


“Dottrina e prassi politica fondata sulla violenza ed indiscriminata affermazione di motivi nazionalistici ed imperialistici, sulla presunta loro adeguatezza a superare ed armonizzare conflitti economici, politici esociali”.

ll fascismo è un regime totalitario, cioè una dittatura che, oltre al controllo politico, impone ai cittadini valori, comportamenti, idee. 

Come per tutti i totalitarismi è fondamentale creare il consenso, cioè fare in modo che la gente approvi le azioni e le idee del regime.

Sì, proprio così! Il fascismo ottenne ampio consenso da parte degli italiani, in principio esaltati dalla figura di un uomo forte, carismatico, con un eloquio che sapeva convincere, entusiasmare, trascinare e galvanizzare il popolo. Fino a far accettare le brutalità, le angherie, le persecuzioni, le violenze, le torture e gli omicidi…fino alla vergognosa promulgazione delle Leggi Razziali!

mussolini

“Un uomo solo al comando” che ci ricorda i duelli ciclistici fra Coppi e Bartali, è una bella cosa in una gara sportiva, ma è una cosa terribile se si parla di chi governa unanazione!

Voglio riportare uno stralcio di racconto tratto dal libro “Tutto fra noi è infinito” di Nicola Campiotti, cercando di riassumere il contenuto.

La vicenda si svolge durante una lezione di storia in una classe liceale.

La professoressa Marini aveva elencato, così, a memoria, senza l’ausilio di un testo, i nomi di professori universitari che nel 1931 si
opposero al giuramento imposto dal Duce, circa 20, poco meno dell’1% dei professori di allora

“Come mai erano così pochi? – chiese una studentessa – allora vuol dire che erano tutti d’accordo col Duce? Lo chiedo a voi: come mai così pochi?” - rispose la prof. - Perché chi non giurava, perdeva il posto. – e aggiunse – Ma se giuri pubblicamente fedeltà al fascismo non conta se nel tuo cuore non sei d’accordo, perché comunque hai giurato e hai tradito i tuoi ideali e allora ti sei venduto”

1200px 1922 Squadra dazione di Lucca

Seguì una discussione molto partecipata, qualcuno cercava di giustificare il giuramento della maggioranza,qualcuno  sosteneva che è stato più facile per chi erabenestante, altri dicevano che in fondo la maggioranza della gente di allora stava bene con il Duce e una ragazza, Giulia, disse che in fondo è più comodo stare con la maggioranza invece che con la minoranza!

“Cosa vuol dire più comoda?- le chiese la Marini - Che vivi normalmente, - rispose Giulia - senza troppe preoccupazioni. Se invece ti opponi pubblicamente, e quindi tutti lo sanno, allora vieni visto come un diverso e magari la tua vita e quella dei tuoi cari diventa un inferno (…) e, anche se non lo diciamo, secondo me tutti abbiamo paura di quelli che non sono come noi”.

E questa affermazione non è forse, la descrizione di chi fa le spallucce alla politica, chi sceglie di non scegliere e si astiene dal voto e dalla partecipazione alla vita politica, sociale e fa parte della cosiddetta indifferenza globale?

Ma continuiamo col racconto, qui entra in scena un altro studente, Alfio che prende parola.

“Noi, prof, il 25 aprile non lo festeggiamo. Mamma dice che non è la nostra festa perché mio nonno stava col Duce e che al tempo si stava molto meglio e che gli italiani sono un popolo dimcodardi…

Un popolo come il nostro può essere gestito soltanto da uomini veramente forti, gente con le palle…per me solo un dittatore può tenere a bada noi italiani… Penso che solo delle personalità davvero forti possono riportare l’Italia ad essere un grande Paese nel mondo dove si rispettano le regole e la gente lavora – aggiunse poi – Lei sbaglia a parlare in classe di queste cose…e allora i morti che stavano dall’altra parte? Quelli a Salò chi sono? Morti di serie B?"

In molti lo applaudirono.
La professoressa invece gli rispose che questo dibattito, questa contrapposizione di idee, era esattamente quello che voleva, in quanto a questo deve servire la scuola: a permettere e valorizzare l’unicità di ognuno attraverso un pacato e costruttivo confronto.

Aggiunse comunque, rivolta ad Alfio, ma anche a tutti gli altri:

“Adesso mi faccio aiutare dalle parole che pronunciò un senatore socialista, che fu partigiano del Partito di Azione e si chiamava Vittorio Foa, a un suo collega senatore che, come tuo nonno, fu fascista fino alla fine, Giorgio Pisanò: Abbiamo vinto noi quella guerra e tu sei diventato senatore. Se aveste vinto voi io sarei morto o sarei stato chiuso dietro le sbarre di una galera.(…)

vittorio foa
Quei professori che hanno avuto il coraggio di dire no ad una dittatura non possono essere messi sullo stesso piano di chi quel regime lo ha
sostenuto appoggiando le sue scellerate azioni”.

Questo è il fascismo: la frase che pronunciò il senatore Foa è la sintesi di quelloche è il fascismo: l’antitesi della democrazia.

Luciana

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