CRISTIANESIMO E DEMOCRAZIA

Confesso che il tema non solo non mi appartiene, ma addirittura mi spaventa.

Da una rapida ricerca che ho fatto nei giorni scorsi, poi, non è emerso molto. Del resto è ben noto che il Nuovo Testamento non dice gran che in proposito. Di per sé non dice molto sui temi sociopolitici. Come sappiamo abbiamo solo qualche frase: “Date a Cesare quel che è di Cesare…” oppure qualche raccomandazione che, specie nel corpo delle lettere, si può riassumere molto brevemente con l’invito a pregare per i governanti e a stare sottomessi a loro. È del resto ben noto che mai il corpo del Nuovo Testamento inviti a forme di rivolta contro i regnanti o istruisca rispetto a forme politiche che, almeno nel senso con cui noi le conosciamo, erano del tutto sconosciute. 

Ho letto, in un recente saggio di un docente dell’Università Cattolica di Milano, che oggi al mondo gli uomini vivono al 40% in regime di
democrazia
. Anche se, a ben vedere e sempre secondo questo studio, solo il 10% vive in una democrazia reale. Per contro il 44% della popolazione mondiale vive in regimiautoritari, di varia natura, non assimilabili l’uno all’altro, ma pur sempre comprensibili sotto questa forma. Il rimanente 16% vive con forme diverse di governo. Sono dati, possono essere interpretati in un modo o nell’altro, ma sono pur sempre un punto di partenza per un piccolo ragionamento. 

mappa democrazie

Come si è passati dalle poche e generiche raccomandazioni del Nuovo Testamento alla situazione attuale? Cosa ha fatto sì che, pian piano, almeno in Occidente, si affermasse l’idea di democrazia e prendessero sempre più piede forme di governo democratico? Io credo la grande opera che ha fatto il cristianesimo in Occidente, ovvero il lento plasmare un’idea di civiltà. I passaggi sono stati molto lunghi, non sta a me riassumerli, nemmeno brevemente. Li do un po' per conosciuti, per la formazione storica che ciascuno di noi avrà avuto modo di approfondire in studi anche lontani. 

Credo sia davvero fuori discussione che è stato il cristianesimo a plasmare, con i suoi santi, con i suoi teologi, con il suo modo di
interpretare la vita, il creato e ogni realtà, un’idea di civiltà nella quale, pian piano,è nata l’idea di democrazia fino a diventare quell che è il pensiero più recente.
 

Soprattutto credo che non si voglia mettere in dubbio il grande contributo che, a tutti i livelli, è rintracciabile nelle radici cristiane dell’Europa. Argomento sul quale si è discusso ampiamente qualche decennio fa, ai tempi in cui si lottava per l’inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea. Sappiamo come è andata a finire! Eppure io credo che non sia negabile il contributo dato dal cristianesimo a plasmare quel tipo di società e quel tipo di civiltà che ha portato all’affermarsi delle democrazie, seppure diverse. Anzi, il fatto che esistano varie forme di democrazia che riflettono anche le diverse anime del cristianesimo europeo, ci fa capire quanto è stata ampia la riflessione e quanto l’argomento si presti a diverse conclusioni o derivazioni. 

radici cristiane europee

È anche indubbio che, nell’epoca più recente, il contributo della società cristiana è stato determinante. Basti pensare al contributo della morale sociopolitica della Chiesa che, a partire dalla fine del 1800 e per tutto il secolo scorso, ha plasmato intere generazioni di statisti, politici, liberi pensatori, teologi, che hanno dato un contributo notevole alla trasformazione nelle attuali società e democrazie. 

Cosa mi preoccupa nel presente? O almeno cosa io ritengo più preoccupante come segnale che, pian piano, si sta facendo strada?

  1. Il progressivo disinteresse delle presenti generazioni a questitemi. Forse abbiamo dato per scontato che la democrazia ci appartiene, forse abbiamo dimenticato che ci sono state intere generazioni che, avendo creduto in un ideale, hanno permesso a noi di vivere nel mondo democratico nel quale abitiamo. Oggi non vedo grande interesse al dibattito, alla formazione di una cultura che possa dirsi tale e nemmeno mi pare che investiamo sulla formazione di una classe politica che sia erede degna di questo passato glorioso. Disinteresse che viene espresso nella presa di distanza dalla vita comune e, soprattutto, dalla partecipazione libera, disinteressata, gratuita, alla gestione politica della città, del Paese inteso in senso più generale. 
  2. Ancor più mi preoccupa il fatto che non ci sia una riflessione sull’idea di civiltà che vogliamo essere. Tramontata la civiltà cristiana, tramontato il “peso” anche della Chiesa nelle società occidentali, non mi pare che sia nato qualcosa che ne sia degno erede. Forse, da questo punto di vista, la globalizzazione che abbiamo vissuto ha appiattito progressivamente tutto ed ha spento, o per lo meno indebolito, il pensiero.
  3. L’affermarsi – e questo è veramente fenomeno recentissimo – dell’intelligenza artificiale. Che interazione ci sarà? Che problemi nasceranno? Che scenari è possibile presupporre? Non ho la risposta, ma invito a stare molto attenti a quello che si sta muovendo, lasciando che le voci autorevoli che ci sono, ci aiutino a capire.

Spero che il contributo all’affermazione dell’idea di civiltà che il cristianesimo ha sempre dato nel passato, possa continuare e possa far fiorire nuove forme di democrazia, così necessaria per il mondo in cui viviamo e per chi verrà dopo di noi. 

Don Andrea

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