25 APRILE: FESTA DELLA LIBERAZIONE
Una festa obsoleta o una ricorrenza imprescindibile e necessaria?
Ogni 25 aprile facciamo memoria di un momento importante per il nostro Paese: la liberazione. Liberazione dal nazifascismo: una dittatura che ha prodotto sfacelo, distruzione, negazione dei diritti, della libertà, che ha promulgato leggi razziali, che ci ha portati a partecipare ad una guerra terrificante.
Diceva Sandro Pertini in un discorso fatto nel 1960 a Genova : “La Resistenza ha spazzato coloro che parlando in nome della Patria,
della Patria furono terribili nemici perché l’hanno avvilita con la dittatura, l’hanno offesa trasformandola in una galera, l’hanno degradata trascinandola in una guerra suicida, l’hanno tradita vendendola allo straniero(...).

È necessario ricordare che furono quegli operai, quegli intellettuali, quei contadini, quei giovani che, usciti dalle galere, si lanciarono nella guerra di Liberazione, combatterono sulle montagne….furono deportati, torturati e uccisi e morendo gridarono “Viva la Libertà, Viva l’Italia” e purificarono la sua bandiera dai simboli fascista e sabaudo e la restituirono pulita e gloriosa a tutti gli italiani”

Ma mai come oggi la pace, che la Resistenza ha conquistato a prezzo di tante vite umane, è in serio pericolo!
La guerra, come continua a ripetere anche il nostro Pontefice, è lo strumento più sbagliato che esista perché è l’esatto contrario dei diritti umani; li calpesta fino ad annientarli.
Dalle guerre e dalla fame stanno fuggendo migliaia e migliaia di uomini e donne, e l’Europa come risponde? La risposta non sta nell’erigere muri, barriere e reticolati. L’Europa sognata da Spinelli, Rossi e Colorni nel Manifesto di Ventotene è un’Europa fondata su principi di solidarietà, di accoglienza che doveva avere particolare sensibilità e attenzione agli “ultimi” a chi soffre e va aiutato.
E invece si sta pericolosamente diffondendo il virus del nazionalismo, della xenofobia, del razzismo, dell’anti-parlamentarismo: siamo di fronte ad una recrudescenza del fascismo, di un nuovo fascismo senza fez e manganello, ma uguale nel pensiero e nella violenza.
Uguale nel linguaggio “a briglie sciolte” intriso di arroganza, cattiveria ed inciviltà.
Uguale nei gesti, nelle formule, nelle frasi che richiamano davvero il fascismo e Mussolini.

Questo modo di comunicare invade soprattutto il web, ma anche i giornali diffondendo l’idea che il Parlamento sia un’inutile (e forse anche deleteria) istituzione, che gli immigrati siano una sub-umanità e l’Europa un nemico.
Questa situazione inoltre costituisce proprio un terreno fertile per chi vuole minare la democrazia ed imporre le proprie idee spacciandole come l’unica soluzione al bene comune.
Abbiamo perso i valori fondamentali dell’antifascismo.
Siamo antifascisti se consideriamo odiosa ogn forma di razzismo
Siamo antifascisti se consideriamo sbagliato il nazionalismo, l’autarchia, le frontiere chiuse, le barriere e i fili spinati.
Siamo antifascisti se crediamo ad un’Europa unita.
Oggi l'apologia del fascismo si dovrebbe combattere innanzitutto attraverso l'insegnamento della storia: l’apprendimento critico di quello che ha rappresentato il fascismo, raccontando i tantissimi episodi di violenza, la crudeltà perpetrata dagli squadristi, l’annullamento della dignità e della libertà di coloro che erano contrari al regime, deve servire per scuotere le coscienze dei giovani.
Devono conoscere quello che succedeva durante il regime fascista; quando il popolo italiano era convinto di vivere in un Paese forte militarmente ed imbattibile; il duce sapeva essere persuasivo e gli italiani lo applaudivano e gli credevano. Nel periodo fascista non si permetteva a nessuno di dubitare della propaganda. I pochi che criticarono il fascismo finirono in prigione o al confino, dopo una sonora bastonatura.
La Costituzione Italiana, fondamento dello Stato Italiano, della nostra repubblica e della democrazia, ribadisce la premura dei Padri costituenti di non ricadere negli errori del fascismo; eppure stiamo assistendo ad una caduta dell’etica pubblica che si manifesta in episodi di corruzione che avvengono con cadenza quasi quotidiana, che ha come conseguenza la perdita di fiducia ed il disinteresse nelle istituzioni e nella politica; ma la partecipazione è il vero sale della democrazia.

Questo è il pensiero delle Acli:
“Il distacco dei cittadini dalla cosa pubblica va superato con una forte e profonda rigenerazione della politica che, richiamandosi ai valori della Resistenza, riconduca gli amministratori pubblici al dovere costituzionale di servire la collettività e il benecomune.
Al lavoro, valore fondante della Repubblica, deve essere restituito il suo ruolo e la sua dignità eliminando il contrasto stridente tra i principi costituzionali e la durissima realtà del nostro Paese(…)
E’ indispensabile ribadire ancora una volta che i valori a cui ispirarsi sono solo e sempre quelli costituzionali, di una democrazia fondata sulla rappresentanza, la partecipazione, sulla divisione e l’equilibrio dei poteri, sul rispetto della persona umana, delle istituzioni, delle regole da parte di tutti.
Non è più tollerabile che si ripetano, con sempre maggior frequenza, nel nostro Paese e a Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza, manifestazioni di movimenti neofascisti, antisemiti e xenofobi in netto contrasto con i principi e con il carattere antifascista della Costituzione repubblicana”
Voglio ricordare alcuni articoli della nostra Costituzione:
Art. 1 -
L’Italia èuna Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione
Art. 3 -
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti allalegge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali….
Art. 10 -
….Lo straniero, al quale sia impedito l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblicasecondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici
Art. 11–
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…
Inoltre nelle “Disposizioni transitorie” al punto XII è scritto:
È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista.
Ecco perché ogni anno, il 25 aprile, celebriamo la Festa della Liberazione: per fare memoria e soprattutto per onorare coloro che, anche a costo della loro vita, hanno lottato e sconfitto quel cancro della democrazia che si chiama fascismo ridando a tutti gli italiani la libertà! Libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di religione e senza alcuna discriminazione.
Ricordare per non reiterare!
Luciana