ADOLESCENTI OGGI.

Credo che tutti abbiano visto alcuni episodi legati alla cosiddetta esplosione di violenza tra adolescenti

e, in generale, giovanissimi. Forse fino a quando si trattava di fatti lontani da noi, non ci abbiamo prestato più di tanto attenzione. Rispetto ai fatti di Gallarate, invece, abbiamo tutti sentito una maggiore vicinanza. Quando poi abbiamo saputo che alcuni di quei ragazzi sono di Cassano, credo che tutti ci siamo interrogati più da vicino.

Forse ci chiediamo il perché, forse ci domandiamo che lavoro svolgono i loro educatori, forse cerchiamo qualche ragione di disagio nelle famiglie… le campane sono sempre tante. 

rissa 3

Io proporrei non una riflessione su ciò che è avvenuto ma una domanda che deve scuotere tutti: che cosa stiamo dando ai nostri ragazzi?
In questo tempo di pandemia, cosa stiamo donando ai giovani e giovanissimi?
 

Credo, infatti, che da un anno a questa parte, siano proprio loro la “categoria”, l’Età” messa più in crisi dalla emergenza nella quale ci troviamo a vivere. Proviamo a pensare: d’un tratto scuola sospesa nella modalità “in presenza”, sport sospeso “sine die”, possibilità di incontri con gli amici molto ridotta (sospesa anche quella per un certo tempo), incontri con nonni, parenti, dilazionati o sospesi… che vuol dire nessuna relazione, nessun incontro significativo. 

Dunque la domanda: che cosa stiamo dando ai nostri ragazzi? 

Vorrei che si ragionasse, insieme, su questo. 

Non abbiamo ricette, non abbiamo termini di paragone. 

Tocca noi aprire una strada. Il che ci offre un’occasione bellissima, ma, insieme, una responsabilità grandissima. 

Per quanto mi riguarda penso che tutte le agenzie educative: la famiglia, in primis, la scuola, l’oratorio, le società sportive e tutti gli altri enti e associazioni che si occupano di giovani, debbano prendersi a cuore questa situazione e formare quella “comunità
educante
” della quale parliamo spesso ma per la quale non facciamo passi seri e decisi. 

Tocca noi, insieme, come il papa ci ha appena detto, nell’ottica di una “fratellanza che è universale”, o come l’Arcivescovo ci ha suggerito nel discorso di Sant’Ambrogio, darci da fare per far nascere qualcosa che sia nutrimento, punto di riferimento, base sicura per i nostri giovani. 

Ecco, di fronte a questi eventi credo che nessuno abbia tutte le risposte. 

Può essere invece che l’arte antica di porsi domande susciti in ciascuno quel tanto di sapienza che, unita insieme in una vera gara di solidarietà, produce un bene grande a favore di tutti. 

Manteniamo nel cuore la domanda e cerchiamo insieme qualche risposta. 

Sapremo che cosa dire, che cosa chiedere, che cosa dare ai nostri ragazzi giovani, adolescenti e giovanissimi. 

Don
Andrea,
Parroco

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