FRATELLI TUTTI

Terzo capitolo

PENSARE E GENERARE UN MONDO APERTO

In questo capitolo il Santo Padre vuole mettere in risalto il valore delle relazioni,

dei legami, della comunione, della fratellanza.

copertina enciclica

 

Dice papa Francesco: “Un essere umano non può trovare la propria pienezza se non attraverso un dono sincero di sé… e nell’incontro con gli altri…la vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza…siamo fatti per l’amore!

Ma, sottolinea il Papa, non si può pensare che le relazioni si possano limitare a quelle all’interno della propria famiglia, del proprio gruppo: occorre invece allargare il campo dei propri rapporti interpersonali; ciò ci permette di arricchirci reciprocamente e crescere, e, con l’uscire da noi stessi, ci rende capaci di accogliere tutti.

Viceversa, i gruppi chiusi “di solito sono forme idealizzate di egoismo e di mera autoprotezione”.

gruppi sociali

A volte è una tentazione che succede proprio nel mondo dell’associazionismo: ho trovato molto interessante questa considerazione che fa Papa Francesco che “si” e “ci” chiede quale relazione può esistere quando ci sono “gruppi sociali che si aggrappano ad un’identità che li separa dagli altri…quelli che tendono a organizzarsi in modo tale da impedire ogni presenza estranea che possa turbare questa identità e questa organizzazione autodifensiva ed autoreferenziale”?

In questo modo, dice il Papa, diventa impossibile farci prossimo! Anzi, si corre il rischio di essere prossimo solo di chi “ci permette
di consolidare i vantaggi personali

Così la parola prossimo perde ogni significato e ne acquista solamente la parola socio”.

Il Santo Padre prosegue suggerendoci un modo di coltivare le relazioni per arrivare all’amicizia sociale che non esclude nessuno e ci permette di aprirci davvero ad una fraternità universale: “L’amore implica dunque qualcosa di più che una serie di azioni benefiche.

Le azioni derivano da un’unione che inclina sempre più verso l’altro considerandolo prezioso, degno, gradito e bello…che ci spinge a cercare il meglio per la sua vita”.

Ancora una volta, il Papa ci mette in guardia dal rischio di ignorare o – peggio - escludere il forestiero, anche se nato nel nostro stesso Paese: “Il razzismo è un virus che muta facilmente e invece di sparire, si nasconde, ma è sempre in agguato”.

Francesco ci ricorda poi quelli che chiama “esiliati occulti” cioè i disabili, gli anziani, gli immigrati.

 “Ogni essere umano ha diritto a vivere con dignità e a svilupparsi integralmente…anche se è poco efficiente, anche se è nato o
cresciuto con limitazioni”
e aggiunge: “Investire a favore delle persone fragili può non essere redditizio, può comportare meno efficienza…Se la società si regge primariamente sui criteri della libertà di mercato e dell’efficienza, non c’è posto per costoro, e la fraternità sarà tutt’al più un’espressione romantica”.

anziani e immigrati

La libertà economica non giustifica lo scarto: le vittime, le discriminazioni in ambito lavorativo - al contrario - svuotano di senso parole come libertà, democrazia, fraternità; scrive il Santo Padre: “Una società umana e fraterna è in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se la loro efficienza sarà poco rilevante”

In generale, avverte il Papa, occorre che ogni società sappia trasmettere valori forti come etica, bontà, fede, onestà, da troppo tempo ignorati, e, anzi, derisi: altrimenti, vinceranno l’egoismo, la violenza, la corruzione in tutte le sue forme.

Occorre, viceversa, mettere in risalto la solidarietà ”come virtù morale e atteggiamento sociale, frutto della conversione personale” che si realizza, tangibilmente nel servizio, nell’avere cura delle fragilità, e che si “esprime molto più che in alcuni atti di generosità sporadici. 

è pensare ed agire in termini di comunità…è lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra, della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. 

è far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro” e, “l’inequità non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi”.

Il Santo Padre conclude questo capitolo esortandoci ad accettare questa sfida: la sfida di sognare, pensare e realizzare un’altra umanità in un mondo in cui siano assicurati terra, casa e lavoro a tutti: 

“Questa è la vera via della pace, non la strategia stolta e miope di seminare terrore e diffidenza nei confronti di minacce
esterne.

Perché la pace reale e duratura è possibile solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato sull’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana”.

Luciana

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