GIOVANI IN TEMPO DI COVID

IL DISAGIO DELLA VITA “VIRTUALE”

(parte prima)

Ricordo perfettamente il momento in cui, nel weekend

precedente il 24 febbraio, ho saputo che il lunedì non sarei tornata in università: ricordo lo smarrimento, ricordo la frustrazione, ricordo la sensazione che buona parte dei disagi che la situazione che si andava profilando già prospettava, sarebbe caduta su noi studenti. 

L’ondata pandemica di coronavirus si è abbattuta sul mondo in modo trasversale, colpendo ogni livello della popolazione, ma credo che abbia avuto su noi giovani un impatto alquanto significativo. A dieci, quindici, venti, venticinque anni, la vita spinge ad andare alla scoperta di tutto ciò che il mondo offre e che può contribuire alla crescita, e a fare tesoro di quello che si ha l’opportunità di incontrare stando “a contatto con la carne del mondo”

chiuso

Uno dopo l’altro, hanno chiuso le scuole di ogni ordine e grado, gli oratori, le chiese, i luoghi di ritrovo, siamo stati limitati negli spostamenti e abbiamo finito per rimanere chiusi in casa. Progressivamente, tutto ciò che realmente costruiva le nostre giornate si è spostato in una dimensione virtuale.

Ed è vero che le nostre sono le generazioni di quelli chiamati ‘nativi digitali’, è vero che dovremmo iniziare a conferire alle nostre azioni in rete un maggiore statuto di realtà – perché tale è il loro impatto nelle nostre vite -, ma è anche vero che, purtroppo o per fortuna, i potenti mezzi di Internet non sono ancora riusciti ad offrire l’equivalente perfetto del mondo ‘al di fuori del digitale’, ed è per questo che l’epidemia ha travolto ogni aspetto delle nostre vite in lenta costruzione, creando diversi livelli di emergenza, oltre a quello sanitario. 

Uno degli aspetti che hanno risentito di più è stato quello delle relazioni. Le amicizie, i rapporti con gli altri, la rete di legami anche al di fuori della propria ‘zona di comfort’ che si comincia a costruire per davvero a partire dall’adolescenza e che via via si ampia sulla scorta delle molteplici occasioni di nuovi incontri che animano la vita di un giovane, sono una delle cose che dà maggiore alimento alle nostre giornate. 

Perdere questa dimensione – o comunque vederla completamente stravolta e bisognosa di una completa riorganizzazione – ha significato la perdita di molte certezze. C’è stato chi si è visto costretto a rinunciare alla possibilità di conoscere i nuovi compagni dopo appena tre mesi dall’inizio della scuola, e chi, d’altro canto, forse oggi li conosce da poche settimane, perché ha iniziato una scuola nuova ‘a scatola chiusa’, quasi da subito in didattica a distanza. 

C’è chi ha perso le opportunità profondamente educative di incontro e confronto con l’altro che l’ambiente scolastico, i luoghi di ritrovo, come per esempio gli oratori, ma anche tutte quelle occasioni più casuali di interazione, offrono. 

C’è chi si è arrabbiato per tutte le possibilità di incontro mancate. 

noia al computer

La conseguenza è stata quella di trovarsi in una spirale di noia, apatia, appiattimento su una quotidianità fatta di giorni sempre uguali, sensazione sempre più opprimente di sconfortante solitudine. Le relazioni sono un fuoco che va alimentato di continuo, è fondamentale imparare a costruirle; il rischio, che oggi avvertiamo, è quello di una fatica ad uscire dalla dimensione protetta dello schermo del computer per tornare ad entrare pienamente in contatto con l’altro, concedendo alla relazione tutto il tempo, l’attenzione, la presenza che merita.

(...continua) Sara

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