GIOVANI IN TEMPO DI COVID

IL valore del volontariato

È un’influenza. 

O forse no.

Metti la mascherina. Metti l’FFP2. Che palle, non si respira.

Guarda il foglio missione in cerca di sintomi. 

Mi vesto io, ti vesti tu, non cammina quindi ci vestiamo tutti e due. 

O quel turno sei autista e non sai se essere contento che la scampi o sentirti in colpa. 

L’autostrada deserta la notte del Sabato Santo.

Impara il protocollo nuovo. Aggiorna il protocollo nuovo con uno ancora più nuovo.

Metti la visiera. 

Si appanna e non capisci più niente. 

croce rossa bassa

Metti la tuta modello Chernobyl. 

A marzo.

A maggio. 

A luglio, con 30 gradi.

Il dubbio. Forse questo era positivo, mi sono protetto bene?

La paura: chi la regge, chi ci prova, chi fa un passo indietro.

Ieri untore. 

Oggi angelo. 

Domani servo colluso di chissà quale complotto del Nuovo Ordine Mondiale.

I saluti dei familiari a un parente che non potranno andare a trovare. 

E che non è tornato. 

E tu lo sai perché era un volontario come te. E lo hai ricoverato tu, alle 5 di una mattina di un mese fa, e adesso ripensi a tutte le volte che lo hai visto in sede e nemmeno ci hai parlato.

La seconda ondata, che dopotutto la prima abbiamo scherzato. Ore di attesa in PS. 

I tamponi rapidi alla Ugo Mara, chiuso nel vano sanitario con un paziente che con l’esperienza hai capito essere positivo prima ancora di vederlo. 

Fatto su in quella tuta che ormai ti senti nudo senza e che i tuoi compagni ti hanno chiuso con il nastro americano bello stretto; perché questa tocca a te ma la prossima tocca a loro, e sarai tu a chiudergli la zip e dirgli che andrà tutto bene.

Il vaccino, che non ci credi di essere quasi il primo della fila ma, alla fine, ti senti un po’ in colpa perché hai in mente almeno qualche dozzina di persone che ne avrebbe più bisogno di te...

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Quando tra qualche anno ci guarderemo indietro e ci chiederemo cosa siano stati questi mesi, ognuno di noi avrà i suoi momenti, i suoi episodi. 

Io avrò un ricordo netto: quella volta che siamo stati il Corpo che la Croce Rossa è nata per essere. 

In più di vent’anni di servizio, la prima volta. 

Speriamo, l’ultima.

Marco

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