LA VITA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS – 2

Abbiamo vissuto settimane di vita in clausura, in rigoroso “distanziamento sociale”

muniti di mascherine e guanti in lattice, con la nostra socialità limitata a chiacchierate da balcone a balcone o da giardino a giardino. Abbiamo celebrato la Santa Pasqua in tono minore, e poi il 25 Aprile senza alcun corteo, o celebrazione comunitaria, (contrassegnando però la ricorrenza con l’esposizione di tante bandiere tricolori); abbiamo rinviato le nostre feste patronali di S. Croce e di S. Pietro; abbiamo seguito con commozione un uomo vestito di bianco, solo nella grande piazza San Pietro desolatamente vuota, sotto la pioggia battente: papa Francesco sembrava davvero portare sulle sue spalle tutto il dolore di questa nostra Terra così provata e smarrita.

E quotidianamente, i “bollettini di guerra” con numeri drammatici di contagiati e di morti, e gli impressionanti cortei di camion militari che trasportavano le bare di deceduti per il COVID, per cui non c’era più posto negli obitori!.... E la nostra Lombardia, la più colpita fra le regioni italiane!

Ma, anche se molto lentamente, qualcosa è cambiato: eccoci arrivati alla cosiddetta “Fase 2”.

Si sono riaperte fabbriche; poi bar e qualche ristorante; poi i negozi, e poi anche i mercati, i parrucchieri (finalmente!) e gli estetisti e poi ancora le palestre, gli uffici aperti al pubblico (non si vedeva l’ora di poter fare la Dichiarazione dei Redditi!)

Tutto comunque in assoluta sicurezza, con limitazioni, e sempre con la mascherina, attenti al rispetto delle distanze, con la prova della temperatura, le barriere in plexiglas, i guanti in lattice…

Pian pianino le strade ritornano a riempirsi di auto, la gente esce di più, ci si può recare anche in altre regioni, si può incominciare a pensare, timidamente, alle ferie estive.

E si può finalmente gioire dell’incontrarsi, del ritrovare una socialità più viva e più vera! 

Ma non si possono deporre le armi! Non siamo al capolinea, il virus non ci ha ancora lasciati, e, siccome è altamente subdolo, si è solo nascosto, ma è sempre presente, piccoletto e invisibile. E guai a sottovalutare la sua cattiveria!

Riaprono al culto le nostre chiese: si può ritornare a messa! Inutile dire, anche in questo caso, in perfetta sicurezza e distanziamento sociale: i posti a sedere sono contingentati; viene istituito un servizio accoglienza per l’entrata e l’uscita dei fedeli, proprio per evitare quegli assembramenti che fanno ancora, giustamente, paura.

Le scuole rimangono chiusissime, anche se i bambini adesso possono uscire e andare al parco, senza però utilizzare scivoli, altalene e giochi. Il 2020 sarà ricordato anche per la modalità degli esami di terza media e soprattutto della maturità.

Ognuno dice la sua: polemizzare, lamentarsi, criticare è diventata l’attività preferita di certi soggetti; le fake-news si moltiplicano; esperti o meglio pseudo-esperti pontificano e danno le più disparate versioni dei fatti creando confusione fra la gente.

E nonostante questo, nonostante le raccomandazioni alla prudenza, a mantenere il distanziamento e ad indossare le mascherine, qualche scriteriato arriva addirittura ad organizzare manifestazioni in piazza: e questo significa molta gente assembrata, senza protezione, facendosi, con molta sfacciataggine anche dei selfies, senza alcun rispetto verso sé stessi e verso gli altri, sprezzanti e incuranti del pericolo di un ritorno del virus e di altri ulteriori contagi.

Qualcosa di buono, però, dobbiamo riconoscerlo a questo virus: perché la clausura forzata, la chiusura delle fabbriche, la diminuzione di traffico, auto, aerei, hanno fatto sì che l’aria che respiriamo e le acque dei nostri fiumi, laghi, mari siano più pulite e l’inquinamento in generale, sia diminuito.

Adesso dobbiamo rimboccarci le maniche!

Non basta piangere sulle macerie di un sistema economico disastrato, ma occorre darsi da fare; imparare a smettere di polemizzare per tutto, ma lamentarci di meno e ad agire di più.

È il momento del cambiamento, del giro di vite, scrollandoci via quell’impermeabile di egoismo che ci siamo cuciti addosso; è ora di trovare un modus-vivendi opposto a quello cui eravamo abituati perché benessere non deve essere un “io sto bene”, ma deve diventare un “noi tutti stiamo bene”.

Dobbiamo metterci in testa che siamo cittadini del mondo, con un grande privilegio: siamo nati e cresciuti in una nazione naturalmente stupenda e che grandi uomini hanno contribuito a rendere ancora più stupenda. Questo è un grande dono che abbiamo ricevuto gratuitamente, senza merito e questo va condiviso con chi questo privilegio non l’ha avuto.

Questi mesi terribili devono cambiarci in meglio, devono farci diventare più buoni e più accoglienti; devono farci sentire tutti fratelli, cittadini di un’unica grande famiglia.

Certo, non è finita, perché, come disse Eduardo: “Ha da passà ‘a nuttata!” 

Ma ‘a nuttata sarà davvero passata…(e con un ottimo esito!) se non ci incamminiamo sulla strada dell’egoismo, ma percorriamo quella della generosità e della condivisione, se abbiamo pazienza e buona volontà, se ci sentiamo davvero membri di un’unica grande famiglia umana.

Luciana

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