MONSIGNOR VINCENZO PAGLIA: “SI PUÒ LITIGARE CON DIO?” “SÌ, SI PUÒ …”

In questo difficile periodo, ho riscoperto un senso della preghiera che non è semplice devozione, ma confronto con Dio:

Tu, Dio, non puoi farci questo.
La preghiera come conflitto, come imprecazione…

In quest’ottica, il prelato ha recentemente aggiunto alla sua già ricca produzione letteraria, un e-book (“Pandemia e fraternità”) e un libro (“La morte confortata”), sul ruolo storico e attuale del welfare religioso.

Monsignor Paglia, sacerdote dal 1970 e arcivescovo dal 2012, laziale, laureato in teologia e in pedagogia, rettore della Comunità di Sant’Egidio, è oggi presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia.

MONSIGNOR PAGLIA

In una lunga intervista a “La Repubblica”, ha messo a fuoco i temi del suo impegno pastorale, sempre fondati sulla convinzione dell’importanza – oggi come nei secoli passati – del messaggio di Cristo sugli ultimi, sui poveri, sulle periferie: “Nei Salmi come nei Vangeli, la povertà è un tema enorme. È la forza del Vangelo che convince a stare con i più deboli. Un’indicazione che in questo nostro tempo acquista un valore profetico imprescindibile

Quindi, il cristiano o il sacerdote non fa proclami sulla necessità del bene o progetti di parole, perché il bene non ha bisogno di proclami e parole, ma di fatti: si è “buoni” in una dimensione sociale, in una azione sociale e individuale, praticata con discrezione, con coerenza, con fede. Il “bene” non è il buonismo, che è invece una deformazione, una ideologia. 

Il problema dei poveri è fondamentale negli scritti dell’arcivescovo Paglia: “Ho sempre avuto presente il problema dei poveri, la loro storia, il loro essere la spina nel cuore sociale della vita. ..per secoli la condizione del povero è stata subire la realtà e sottomettervisi…oggi è mutata la forma della povertà, sono mutati gli strumenti per intervenire. Essere poveri in una società fortemente industrializzata è molto diverso che esserlo in aree economicamente arretrate. Resta però immutato il bisogno di giustizia. Nei Salmi c’è scritto: -Solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero- Papa Francesco ne ha fatto il cardine del suo magistero: è indispensabile che la Chiesa riprenda la forma evangelica per poter aiutare il mondo a ritrovare la via della solidarietà e della convivenza tra tutti”.

Degli insegnamenti del Papa, monsignor Paglia ci ricorda la celebre frase “Siamo tutti nella stessa barca”, per invitarci a non darci i remi in testa, invece di usarli per uscire indenni dalla tempesta: i remi in testa sono per lui l’individualismo, la difesa del particolare, il perseguimento di mediocri interessi di parte. Insieme anche alla secolarizzazione, all’indebolimento religioso, alla diminuzione o alla perdita dell’importanza della fede, che aveva invece animato le società del passato, sostenendo gruppi e iniziative di carità sociale. Con quali conseguenze? “La principale è che oggi forse l’uomo è più libero, ma certo è più solo. Per un cristiano, l’incontro con l’altro è la vita. Se non c’è, se è impedito, si rischia la sterilità dei discorsi…” 

E la necessità dell’incontro l’abbiamo tutti sperimentata in questo periodo di isolamento forzato: monsignor Paglia lo analizza nel libro e nell’ebook che ha scritto recentemente (che potrebbero essere utili letture, nello stile brioso e colloquiale dell’autore), invitandoci a trarre dall’esperienza di questi ultimi mesi un suggerimento e una sollecitazione al bene (non al buonismo!) e all’attenzione all’altro nella dimensione sociale della nostra vita e della nostra fede.

Buona lettura e riflessione!

Luigia

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