LE 5 FAKE NEWS SULL’IMMIGRAZIONE

Italia, Paese più disinformato al mondo sull’immigrazione

«Una persona stupida è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita». 

Poche cose sono più adatte della Terza legge sulla stupidità umana dell’economista Carlo Maria Cipolla per commentare l’approccio che troppi hanno sul fenomeno immigrazione. Perché il mix di disinformazione, preconcetti, razzismo dilagante è confutato dai numeri. 

I più aggiornati sono contenuti nel “Dossier statistico sull’Immigrazione” realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS in collaborazione con il mensile Confronti. 

Secondo un sondaggio condotto nei mesi scorsi dall’Istituto Cattaneo, gli Italiani risultano essere i cittadini europei con la percezione più lontana dalla realtà, riguardo al numero di stranieri che vivono nel territorio nazionale.

Il convincimento più diffuso è che la loro presenza si attesti su livelli doppi rispetto a quelli reali.

Quella disinformazione si traduce infatti in sentimenti d’odio e in sostegno a politiche xenofobe.

Nel Dossier IDOS 2018 ci sono quindi almeno 5 dati da evidenziare, perché permettono di confutare altrettante pericolose errate convinzioni.

1. L’invasione che non c’è

Nell’Unione europea, certifica Eurostat, i cittadini stranieri sono 38,6 milioni (di cui 21,6 non comunitari) e rappresentano il 7,5% della popolazione. In questo quadro, l’Italia non ha né il numero più alto di immigrati né ospita più rifugiati e richiedenti asilo.

La tabella chiarisce la situazione reale:

residenti stranieri

 

 

 

 

 

 

 

 

La credenza che descrive l’Italia come un paese assediato è smontata anche da un altro numero: quello che confronta la presenza straniera nel corso degli anni. Tale dato, ricorda IDOS, «è pressoché stabile intorno ai 5 milioni dal 2013 ». 

IDOS stima in 5.333.000 il numero effettivo di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia. 

2. Lavoro: competizione con gli italiani

«Basta immigrati. Ci rubano il lavoro!». Quante volte sentiamo ripetere questa frase! Tutta fuffa, conferma – a dire il vero non per la prima volta – il dossier IDOS. «La credenza che gli immigrati rubino il lavoro agli italiani è, da anni, smentita dalla realtà: dei 2.423.000 occupati stranieri nel 2017 (10,5% di tutti gli occupati in Italia), ben i due terzi svolgono professioni poco qualificate o operaie, in ogni comparto, pur essendo sovraistruiti per più di un terzo».

lavoratori stranieri

Inoltre i lavoratori immigrati restano ancora schiacciati nelle nicchie di mercato caratterizzate da impieghi pesanti, precari, discontinui, poco retribuiti, spesso stagionali e caratterizzati da sacche di lavoro nero (o grigio) e, quindi, di sfruttamento.

Per quanto riguarda la retribuzione, un dipendente italiano guadagna il 25,5% in più rispetto a uno straniero (1.381 euro mensili contro 1.029).

Niente di tutto questo fa pensare che gli immigrati siano in competizione con gli italiani per un’occupazione o che rubino agli italiani il lavoro.

3. Immigrati, costo per le casse pubbliche

Niente di più falso che gli stranieri presenti in Italia siano un onere per il nostro welfare. Sui redditi prodotti, i contribuenti stranieri hanno versato Irpef per 3,3 miliardi di euro. Se sommiamo quella cifra ad altre voci di entrata, riconducibili a cittadini stranieri (320 milioni solo per i rilasci/rinnovi dei permessi di soggiorno e le acquisizioni di cittadinanza e 11,9 miliardi come contributi previdenziali), l’introito nelle casse dello Stato è pari a 19,2 miliardi di euro.
Sì, ma quanti soldi pubblici si usano per loro? 17,5 miliardi 
(il 2,1% dell’intera spesa pubblica nazionale).

4. L’invasione musulmana

Anche sul fronte religioso, i dati dovrebbero tranquillizzare: più della metà degli immigrati sono cristiani (2,7 milioni, pari al 52,6% del totale, secondo la stima di IDOS). 

La maggior parte di essi sono ortodossi (1,5 milioni) seguiti dai cattolici (oltre 900mila). I musulmani sono poco meno di un terzo (32,7%, pari a 1.683.000 persone).

religione stranieri

Le discriminazioni basate sulla religione di appartenenza sono agevolate dai discorsi d’odio tollerati dai social network. Il pericolo, più che concreto, è che questa intolleranza rallenti il processo di integrazione. 

5. Accoglienza, tutto sulle spalle dei Paesi ricchi

Contrariamente a quanto si pensa di solito, nel mondo l’accoglienza dei rifugiati grava in misura massiccia sui paesi in via di sviluppo. Sono loro a ospitarne la stragrande maggioranza. Quanti? 85 ogni 100.

Per il quarto anno consecutivo, a causa della guerra nella confinante Siria e degli accordi con l’Ue, è la Turchia a ospitarne il numero maggiore (3,5 milioni, cui si aggiungono 300mila richiedenti asilo), seguita dal Pakistan con 1,4
milioni
(quasi tutti afghani), dall’Uganda con 1.350.000 (un numero cresciuto di 400mila unità in un anno e di cui 1 milione proviene dal Sud Sudan e 230mila dalla Repubblica Democratica del Congo), dal Libano con un
milione
(in maggioranza siriani), dall’Iran con 980mila (per lo più afghani).

Se poi si considera l’incidenza dei rifugiati sulla popolazione residente, il primato spetta al Libano (dove il rapporto è di 1 ogni 6 abitanti), seguito dalla Giordania (1 ogni 14), la Turchia è terza, con 1 ogni 23.

Maurizio

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