TESTIMONI DEL VANGELO

Caro amico, ti confesso che mi capita sempre più spesso di sentire un gran bisogno di cose
buone.


Mi sento sommerso dalla volgarità dilagante, a partire dai programmi televisivi.
Sono preoccupato da una dilagante cattiveria, sia di singoli che di gruppi che fanno dell’insulto e dell’odio verso altri la loro ragioned’essere.
Guardo al futuro e rabbrividisco pensando a quante aberrazioni vengono e verranno rese possibili - forse anche lecite - dall’utilizzo dilagante di internet, che è diventato palestra e luogo di esibizione della vigliaccheria e cattiveria degli anonimi.

Sempre più spesso mi chiedo in che Paese sto vivendo.

Possibile che la mia Italia sia giorno dopo giorno sempre più cafona, cattiva, egoista, razzista ?

Mi rifiuto di crederlo! Voglio invece fortemente sperare che molta parte della atmosfera cupa che ci avvolge sia frutto di una aberrazione pilotata della informazione che ci raggiunge: il male fa notizia, il bene non fa vendere tranne quando c’è la eccezionalità del Fatto di cronaca.

Allora, con ostinazione cerco se ci sono ancora il buono e il bello in questo Paese, e scopro che ci sono!
Basta volerli trovare, perché spesso si nascondono volutamente lontano dai clamori della cronaca e della ribalta.

Con questo spirito di ricerca della positività necessaria per sopravvivere ti voglio raccontare una sorta di favola - che favola non è perché il finale è vita reale - che ho avuto la fortuna di vivere in prima persona, e la voglio condividere con te sperando di portarti un lumicino di speranza.

Buona lettura!

Angelo

 

Il nobile Viscardo Canepanova era a un tempo lusingato e preoccupato. Il dipinto della Madonna che allatta il Bambino, affrescato sul muro di una delle case di sua proprietà in centro a Pavia, attirava in quell’angusto viottolo folle sempre più numerose di fedeli richiamati dalla fama dei miracoli che si diceva facesse questo quadro.

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Vero è che già fin dal tempo del suo più illustre antenato, Pietro Canepanova, trentacinquesimo vescovo di Pavia, centotrentaseiesimo Papa nonché primo Papa lombardo, salito al soglio pontificio nel 983 col nome di Giovanni XIV, la tradizione popolare diceva che questo quadro avesse operato grandi prodigi in favore del suddetto sant’uomo. 

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Ora tutta questa risonanza rischiava di portare al Canepanova non solo lustro ma anche gravosi impegni per assicurare al miracoloso quadro il dovuto decoro. 

Si risolse dunque a dar seguito ad un suo antico disegno, e con elegante firma e nobile sigillo autenticò la donazione del fabbricato recante l’affresco e degli edifici contigui alla neonata Confraternita di Santa Maria Incoronata di Canepanova, che subito nell’anno del Signore 1492 cominciò a raccogliere fondi per costruire un adeguato Santuario. 

A fine ‘500 Pavia di certo non difettava di chiese, conventi, santuari, monasteri e luoghi di culto, ma la “ pietas civium” e probabilmente la generosità di Isabella d’Aragona che volle propiziare la guarigione del marito duca Gian Galeazzo Sforza fecero sì che la miracolosa effigie operasse l’ennesimo miracolo e il Santuario nacque. 

E forse nacque da illustri natali, se il dipinto secentesco alla destra dell’ingresso dice il vero: “Donato Bramate presenta a Gian Galeazzo Sforza il modello dell’erigendo Santuario “.

Agli inizi del 1500 si svolge la cerimonia della posa della prima pietra. 

Antonio Amadeo, allievo del Bramante, realizza in due momenti il progetto del suo maestro: nei primi anni del ‘500 si costruì l’alzata della chiesa e nella seconda metà del ‘500, dopo l’arrivo dei Padri Barnabiti, fu portata a compimento la costruzione della cupola. 

CANEPANOVA

 

 

 

 

 

 

All’edificio, inizialmente progettato a pianta perfettamente centrale, si aggiunse verso la fine del Cinquecento la cupola sovrastante l’altare maggiore e nei primi anni del Seicento il coro dietro l’altare maggiore e l’ampia sacrestia. 

Intanto si provvedeva con cura alla decorazione pittorica del santuario, che oggi costituisce una piccola pinacoteca del Seicento lombardo: un cantico a Maria, “la donna coronata di stelle”, prefigurata da otto donne nell’Antico
Testamento
: Giaele, Abigail, Giuditta, Ester, Rachele, Debora, Miriam e Rebecca, ritratte in otto tele del primo Seicento lombardo.

SCHEMA CHIESA

Maria viene presentata al fedele come l’Immacolata che schiaccia il capo al maligno (Giaele che uccide l’empio Sisara, nemico di Israele), la Vergine che placa l’ira divina (Abigail che incontra e placa re Davide che viene a punire le colpe del marito)

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e che per grazia divina, ha riportato completa vittoria sul nemico infernale (Giuditta che uccide Oloferne) e interviene con la sua potentissima intercessione presso Dio (Ester in atto di supplicare il re Assuero per la salvezza del popolo ebreo).

Ancora: la Vergine Maria che porta l’uomo ad incontrare il Salvatore (Rachele abbevera il suo gregge al pozzo di Giacobbe);

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Maria che con cura materna guida e conforta il suo popolo (la profetessa Debora fa radunare l’esercito del suo popolo contro gli oppressori Cananei) e che col suo Magnificat pone fine al pianto di Eva (Miriam, la sorella di Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso, danza ed assieme ai suonatori intona il famoso canto “Cantate al Signore” ) e infine la Vergine mediatrice di tutte le grazie (Rebecca disseta il servo mandato da Abramo a chiedere una sposa per il figlio Isacco).

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Con la storia e con l’arte, la fede: con il decreto napoleonico del 1810 che impone la soppressione di tutte le congregazioni ecclesiastiche di qualunque natura in tutto l’impero, tutto il complesso di Canepanova, che i Barnabiti avevano ampliato attorno al Santuario, diventa di proprietà del Comune di Pavia. 

Il Santuario diventa chiesa sussidiaria della parrocchia di San Francesco.

Nel 1915 la Madonna Incoronata fa il suo ultimo (ad oggi, per quello che è noto) miracolo: la Chiesa e il convento vengono affidati ai frati Minori Francescani

Chi sono questi ultimi arrivati a Santa Maria Incoronata?

Gli appartenenti all’ “Ordine dei Frati Minori” sono i frati che seguono l’ideale di San Francesco d’Assisi e dei suoi compagni di “seguire nudi il Cristo nudo” mediante la predicazione itinerante del messaggio evangelico. 

Il loro annuncio è incentrato sulla povertà vista come essenza della vita
evangelica
, affidandosi alla provvidenza e di mantenersi mediante il lavoro manuale e la questua. 

Per i primi frati, vivere secondo il Vangelo significava accettare la precarietà economica e condividere la condizione degli ultimi (lebbrosi e vagabondi); per i Frati Minori di oggi, il Vangelo è anche la sollecitudine verso il prossimo e l’estrema apertura verso il mondo: Enrico, Camillo, Franco, Maggiorino, Celestino oggi a Pavia continuano a vivere la regola dei Frati Minori con l’entusiasmo, la forza e la gioia del quotidiano che solo la fede profondamente vissuta può dare, e questa gioia la trasmettono ogni giorno con la loro opera sociale a centinaia di persone.

Sin dal loro arrivo a Pavia i Frati Minori dedicarono la loro opera ai bisognosi. 

Nel 1945, al termine della guerra, che aveva duramente toccato anche la città di Pavia, la Fraternità (così si vogliono chiamare i frati del convento di Santa Maria) creò una mensa per i poveri intitolata a San Francesco d’Assisi distribuendo un pasto caldo a quanti bussavano alla porta del convento: oggi accoglie ogni giorno a pranzo 120 persone.

In collaborazione con la Caritas, vengono distribuiti due volte al mese i pacchi alimentari a famiglie e persone anziane in difficoltà. Il servizio in mensa e la consegna dei pacchi è possibile grazie ai numerosi volontari e ai tanti benefattori che generosamente donano quanto può servire all’aiuto di tutti.

Tutte le domeniche e in occasione delle festività e delle maggiori ricorrenze del calendario liturgico, le Sante Messe sono accompagnate dalle voci del Coro degli Universitari al servizio della Pastorale Universitaria della Diocesi di Pavia motivati e diretti da frate Celestino: la partecipazione è aperta a chiunque ami cantare e voglia condividere un’ esperienza di preghiera attraverso la musica.

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Da circa vent’anni la Fraternità è presente tra la comunità nomade, Rom e Sinti di Pavia presso il campo cittadino che li accoglie con un servizio di pastorale svolto da uno dei frati. 

Una straordinaria esperienza di inclusione sociale basata sulla convinzione che il Vangelo si possa incarnare in ogni cultura dando nuova luce affinché i frutti dello Spirito possano germinare in ogni uomo, anche quello che sembra diverso da noi. 

Santa Maria Incoronata di Canepanova, a Pavia: un luogo straordinario, con anime straordinarie. 

Qui si può sperare che ci sia anche un Paese silenzioso nobile e presente, così diverso da quello delle cronache cafone e urlate che troppo spessosovrastano le nostre giornate.

 Angelo

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