COSTRUIRE PONTI

Riportiamo le parole con le quali il presidente Nazionale Roberto Rossini ha aperto l’incontro nazionale di Trieste che abbiamo illustrato nelle pagine precedenti.

rossini

Martedì 14 agosto, verso mezzogiorno, il ponte Morandi è crollato su Genova. 

Quarantatre vite spezzate. Molti feriti. 

Rinnoviamo le nostre condoglianze alle famiglie e preghiamo per le vittime. 

Non aggiungiamo altre parole. Ma i pensieri da fare sarebbero molti.

Nel confuso dibattito che si è sviluppato dopo, tra accuse e ragioni, tra ovazioni, fischi e selfie, tra memorie lunghe e corte, ci pare che sia un po’ mancata quella pietà che ha il volto della domanda davanti al mistero e quell’unità nazionale che si manifesta nella tragedia. 

Solo nella celebrazione eucaristica si sono scorte entrambe. 

Certo, si potrebbero fare molte riflessioni su ciò che tutto questo dice alla storia del Paese, sulla sua capacità di reggere il peso delle nuove sfide industriali, sulle privatizzazioni, sugli investimenti per conservare i beni.

Le infrastrutture sono un vero bene comune: in campagna elettorale sono apparse poco, forse stavano sullo sfondo…

Aggiungiamo solo una piccola speculazione filosofica, perché il crollo di un ponte è un simbolo che non si può ignorare mentre sta venendo meno il senso di una relazione, di un patto, di una apertura. 

È per questo che alcuni ponti hanno un significato storico speciale.

È per questo che sulle banconote europee si scelse di mettere dei ponti: romanici e gotici, rinascimentali e barocchi, in ghisa e strallati. 

Tutto a sottolineare un’Europa come culla di una cultura di unità e di scambio, di superamento, di nuove storie da raccontare. 

E allora noi – che nell’eterna lotta simbolica tra muri e ponti sappiamo dove stare – noi oggi ribadiamo
la volontà di rafforzare i ponti, più che i muri.

Questa è un’epoca che rischia di veder crollare alcuni “ponti” faticosamente costruiti.

O di vederli chiusi, impediti.

Apertura o chiusura? 

Sta tutto lì. 

ponte Morandi mit

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