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SULLE ORME DELLA GRANDE GUERRA 

 

Tour guidato tra Veneto e Friuli in occasione del Centenario della Vittoria 

– dal 24 al 27 maggio 2018: Gorizia, Monte Santo e Monte Sabotino. Udine, San Daniele del Friuli, Ragogna, Trieste, Redipuglia, Aquileia, Crocetta del Montello, Vittorio Veneto.

1 verso le trincee sul monte sabotino bassa

Per un insieme di circostanze il nostro “camminare” sulle orme della Grande Guerra, è iniziato proprio la mattina del 24 maggio (100 anni dopo l‘inizio della Guerra) e si è concluso nella città di Vittorio Veneto “occupata” da tante
“brigate“ di fanti che sfilavano per ricordare i tanti morti provenienti da tutta Italia.
Un momento emozionante a conclusione di quattro giorni sereni e intensi.

 

I GRAFFITI

Così mi piace iniziare questo cammino sulle orme di tanti soldati che hanno combattuto, durante gli anni della loro giovinezza in questa guerra. 

Le loro parole sono incise nella pietra, perché, “se un giorno gli uomini taceranno, se l’ingratitudine ucciderà ogni ricordo, allora grideranno le pietre” (Antonio e Furio Scrimali –museo di Ragogna).giorni tristi bassa

Queste suggestive parole colgono alcune cose importanti per non dimenticare: l’autenticità; la durevolezza nel tempo; la natura di fonte storica effettuata “sul campo” dai protagonisti di questa guerra, con la finalità, più o meno consapevole, di lasciare ai posteri una testimonianza di loro stessi, delle loro esperienze, della tragicità di un evento storico tanto sanguinoso quanto irripetibile e di intervenire sulla ricostruzione di vicende familiari. Le
epigrafi della Grande Guerra custodiscono un’eccezionale carica emotiva
: voglia di essere ricordati, auspicio di pace, fierezza patriottica, memoria di un commilitone caduto.

FIUMI DI GUERRA

Protagonisti loro malgrado: Isonzo, Tagliamento, Piave

Vere e proprie fortezze liquide tra i cui bacini si sono snodate le vicende belliche più sanguinose del fronte italiano della Grande Guerra.

Il fiume più famoso, che lungo i suoi argini vide la strenua difesa dell’esercito italiano contro il nemico, è senz’altro il Piave: è il fiume della “cacciata dello straniero” e poi della vittoria. 

Storia diversa per Isonzo e Tagliamento.

Un inferno chiamato Isonzo

L’Isonzo è il simbolo di un fronte lungo 29 mesi,  il fiume della resistenza ad oltranza, di una guerra sfibrante di posizione, di trincee, di Gorizia, di  Caporetto.

0 lisonzo in slovenia bassa

Una storia a parte ha il Tagliamento. Il suo ruolo all’inizio sarà quello di agevolare il passaggio dell’esercito italiano verso il Piave e di rallentare, con una piena provvidenziale, l’avanzata delle forze austro-tedesche, ma costerà caro all’intera Brigata Bologna, ad alcune compagnie, ad un battaglione della Barletta e alla popolazione intrappolati tra l’avversario preponderante e il fiume in piena con i ponti distrutti. 

A immortalare questi tre fiumi sono state anche le parole: poesie, canzoni, romanzi. 

LA CONOSCENZA - IL RICORDO - LA RIFLESSIONE

La vittoria della Prima Guerra Mondiale e il successivo arrivo al potere del fascismo segnarono in Italia la prevalenza del mito su ogni altro possibile racconto storico e ogni riflessione critica.

Elemento fondamentale del mito è l’esaltazione dei soldati: il soldato semplice passa così dalla trincea al mito, dal fango alla gloria. Si parla di “culto dei caduti” celebrando la guerra come tappa di passaggio per i giovani nel processo di maturazione.

A partire dal 1928 il regime fascista realizza grandi monumenti e sacrari nazionali. Il nuovo sacrario militare di Redipuglia – che sostituisce il precedente Cimitero degli Invitti che a Mussolini non piaceva proprio perché poco eroico  e “piagnucoloso”– è l’emblema di questo uso politico della morte e della memoria: 22 giganteschi gradoni di marmo bianco, che contengono le spoglie di oltre 100mila soldati, su ciascuno dei quali è scolpita ossessivamente la parola «PRESENTE», come nel rito dell’appello durante i funerali o le commemorazioni dei “martiri fascisti”, a cui quindi vengono equiparati i caduti della Ia Guerra Mondiale. Questi giovani che danno la loro vita per la patria non muoiono, restano.

redipuglia

Tutti i protagonisti ormai sono morti: vittime e carnefici. Ma non è morta una certa retorica “nazionalista”: l’ufficialità afferma che la “grande guerra è stato un passaggio fondamentale nel processo di costruzione del nostro Paese, perché è nell’affratellamento delle trincee il primo momento vero in cui si sono “fatti gl italiani”.

Questo conflitto, però, è stato un orrore che ha inciso la carne stessa delle centinaia di migliaia di vittime, mutilati, feriti, con devastazioni fisiche e psicologiche inimmaginabili: pensiamo ai prigionieri che non ebbero dal nostro governo alcun sostegno materiale, perché considerati vili o disertori, o a tutti gli strumenti di distruzione disponibili (gas, mitragliatori, aerei, artiglieria, lanciafiamme, proiettili dum-dum, sommergibili) utilizzati senza limiti. 

casa mia bassa

Ancora oggi non sappiamo, se non in modo approssimativo, i numeri dei morti, dei feriti, dei civili deceduti (direttamente e indirettamente a causa della guerra), dei prigionieri abbandonati dall’Italia, dei soldati impazziti al fronte. Sono comunque numeri importanti. 

Ma l’entrata in guerra fu anche un “grand affare” per i gruppi industriali italiani, un affare che ha alimentato l grande truffa delle spese di guerra: un ignobile arricchimento  sulla pelle delle migliaia di Italiani mandati a morire. 

La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle spese di guerra fortemente voluta da Giolitti raccolse una documentazione imponente e verificò che non ci fu un settore delle commesse di guerra che non fosse stato toccato dalla corruzione. Fatture pagate per materiali mai consegnati o solo in parte consegnati, forniture di materiali di pessima qualità dagli armamenti fino alle stoffe delle divise, che, imbevute d’acqua, ghiacciarono negli inverni di trincea o alle scarpe che duravano in media da 4 giorni a 2 mesi. Anche l’acquisto di quadrupedi negli Stati Uniti divenne occasione di corruzione: gli ufficiali addetti comprarono a caro prezzo migliaia di cavalli e di muli d’età veneranda, pronti a morire già nel viaggio di consegna. 

La guerra costò in alcuni settori anche il 400% in più del dovuto, un debito enorme che l’Italia avrebbe trascinato fin dentro la vita repubblicana.

mamma tornerò bassa

La commissione fu di fatto neutralizzata da Mussolini, intanto arrivato al potere, e i risultati dei suoi lavori sconosciuti e inapplicati. L’industria italiana che tanto aveva sostenuto gli interventisti trasse profitti illeciti ed enormi.

A cento anni di distanza come costruire una nuova memoria storica? Forse cercando di porre le basi per creare una più solida coscienza critica non solo del perché fu orrore questa guerra, ma di come lo sono state e lo sono tutte le guerre. È per questa ragione che si deve combattere l’ideologia che cerca di rendere le masse più disponibili ad accettare come l’orizzonte della guerra esista ancora e che la guerra non è bella, ma a volte è necessaria…

Va suscitato un orrore lucido e razionale nei confronti di questa guerra come di tutte le altre, un orrore non unicamente emotivo. Certo, la memoria è corta. E la storia non ha quasi mai insegnato nulla a chi l’ha studiata distrattamente, accontentandosi di attingere al senso comune ed alle fonti di “sistema”. Ma l’esercizio critico è una delle (poche) armi che ancora abbiamo a disposizione se non per trasformare la realtà almeno per comprenderla, che è poi la pre-condizione per tentare di cambiarla. 

pace bassa

Tutti avevano la faccia del Cristo nella livida aureola dell’elmetto 

Tutti portavano l’insegna del supplizi nella Croce della baionetta

E nelle tasche il pane dell’ultima cena

E nella gola il pianto dell’ultimo addio.

(Museo di Ragogna)

Lina

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