LEGGERE L’ARTE

LA SETTIMANA SANTA NELLA CHIESA DI S. MARIA

Da poco, siamo in Quaresima: il tempo “forte” che ci porta alla Settimana Santa e al Triduo Pasquale.

Mentre rinnoviamo il caldo invito a vivere bene il periodo e a partecipare alla Via Crucis cittadina, proponiamo una riflessione attraverso l’arte locale. Lo scorso anno abbiamo invitato a guardare il Crocifisso del Figino nella Chiesa di S. Giulio; quest’anno analizziamo tre affreschi nella Chiesa di S. Maria, uno per il Giovedì santo, uno per il Venerdì e il terzo per la Pasqua. Tutti e tre presentano una scena successiva all’evento principale, così come Luigi Morgari fa nel rappresentare il Natale (a sinistra, nel presbiterio): non la natività o l’adorazione dei pastori, ma l’arrivo dei Magi, tempo dopo…

Giovedì santo: nella cappella del Crocifisso, sulla destra, la preghiera di Gesù nell’orto degli ulivi.

orto ulivi BASSA

Alla luce, seppur velata, che investe Gesù e l’angelo, si contrappongono il buio della notte, i colori più deboli delle figure degli Apostoli addormentati e sullo sfondo la cupa massa dei soldati e Giuda che stanno sopraggiungendo, in un paesaggio altrettanto drammatico, appena accennato di rocce e poca vegetazione spoglia. Ne ricaviamo un forte senso di angoscia che presagisce la drammaticità degli eventi di quella notte.

Venerdì santo, venerdì di passione: a destra dell’altare, di fronte alla rappresentazione del Natale (l’altare in mezzo, tra nascita e morte del Salvatore), non la scena della Crocifissione o della Morte o della Deposizione, ma il Compianto sul Cristo morto.

compianto bassa

Non quindi la convulsa affollata immagine di Gesù morente sulla croce o gli atti della concitata deposizione (si doveva far presto, nell’imminenza del riposo del sabato) ma il momento dimesso e più intimo, quasi familiare in cui Gesù è steso sulla pietra e affidato alla Madre, mentre intorno i suoi esprimono un dolore grande ma raccolto, collettivo nella sostanza ma personale nel modo di manifestarsi. Il pittore sottolinea le singole figure e personalità, con le espressioni differenti dei volti e dei corpi e con il variare della luce, ma sempre in un paesaggio scuro, dai colori cupi e tenebrosi.

Per la Pasqua, un invito a guardare quegli affreschi che forse osserviamo raramente: le grandi scene sul soffitto della navata principale. Affreschi che hanno in comune il tono del trionfo e guidano il nostro sguardo verso la cupola: la gloria di Maria. Per Pasqua, non la scena della Resurrezione o il “noli me tangere” dell’incontro con la Maddalena (tanto spesso raffigurati), ma il momento successivo in cui – come recitiamo nel “Credo”- Gesù morto e risorto salì al cielo, ove siede alla destra del Padre.

resurrezione bassa

Un trionfo tematico, ma anche visivo e pittorico: nei colori intensi e luminosi di un cielo dai toni sfolgoranti, la centralità della figura di Gesù, altrettanto luminoso, possente, in movimento ascendente, rappresentato secondo l’iconografia classica del trionfo. Colori e toni, elementi della composizione e luminosità del luogo suggeriscono vivacità, vitalità, vita nuova, gioia. E questo è anche l’augurio che ci scambiamo per la Pasqua.

Luigia

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